Dislipidemie e statine




Familial hyperlipidemias are classified according to the Fredrickson classification which is based on the pattern of lipoproteins on electrophoresis or ultracentrifugation. It was later adopted by the World Health Organization (WHO). It does not directly account for HDL, and it does not distinguish among the different genes that may be partially responsible for some of these conditions.


Le dislipidemie acquisite sono centrate sul cattivo stile di vita e dal sovrapporsi di tabagismo, inattività fisicia, obesità.
Il SIMG scrive così: "Cosa si può fare modificando le proprie abitudini? Come si è detto prima, la dislipidemia per se stessa non è importante, ma ciò che interessa è la Sua salute e, in particolare, rendere più difficile la comparsa in futuro di infarto o ictus. I primi interventi riguardano il Suo stile di vita. Se fuma è assolutamente indispensabile smettere, ed il Suo medico avrà già affrontato l’argomento. Se è sovrappeso e fa poco esercizio fisico è necessario tornare al peso ideale ed fare attività fisica regolare. Il Suo medico avrà già affrontato l’argomento o lo farà in un prossimo futuro.  E’ però importante ricordare qui che mantenere il giusto peso e fare un minimo di attività fisica oltre ad essere utile per ridurre la dislipidemia, migliorerà globalmente la Sua salute e le darà in breve tempo un senso di benessere e una migliore efficienza fisica. Vale ancora la pena di sottolineare come, in assenza di esercizio fisico regolare, anche se di modesta entità (20’-30’ di camminata veloce ogni giorno), le possibilità di ottenere e mantenere il calo di peso siano, alla lunga, piuttosto scarse. Veniamo ora al problema della “dieta”. Anche se solo raramente l’alimentazione errata è l’unica causa di dislipidemia, abitudini corrette possono non raramente essere sufficiente da sole e, in ogni caso, producono sempre effetti favorevoli. La parola “dieta” viene immediatamente interpretata come la necessità di rinunciare a cibi graditi, di rimanere perennemente affamati e di continuare a lottare e soffrire per un periodo di tempo più o meno lungo.  Se non si può negare che un certo sacrificio sia necessario, tutto è però meno spiacevole se si considera il problema come “abitudini alimentari”.  E’ ben noto come 50-60 anni fa infarto ed ictus fossero molto meno frequenti e come, in alcune popolazioni, il rischio di queste malattie sia di molto inferiore al nostro. In buona parte questo dipende dalle diverse "
L'indice di rischio cardiovascolare viene calcolato dividendo i valori di colesterolo totale per quelli di colesterolo HDL, rilevati su un piccolo campione di sangue venoso prelevato a digiuno. L'indice di rischio è considerato accettabile quando risulta inferiore a 5 nell'uomo e a 4,5 nella donna.
Esempio: un individuo che presenta una colesterolemia totale di 240 mg/dL ed una colesterolemia HDL di 70mg/dL ha un indice di rischio pari a 3.43, quindi molto basso. Come tale si trova in una condizione decisamente migliore rispetto a chi ha il colesterolo totale a 190 mg/dL e quello buono a 36 mg/dL, con un indice di rischio pari a 5.3, quindi medio.

Colesterolo totale / Colesterolo HDL
Rischio cardiovascolare*UominiDonne
Molto basso (dimezzato)3.433.27
Medio4.974.44
Rischio moderato (raddoppiato)9.557.05
Molto Alto (triplicato)24>11.04

*Framingham Heart Study


LE STATINE !!!