Facebook


Mi sono iscritto a facebook con l'intenzione di esserci, di partecipare. Proposito egodistonico, direbbero.
Sono piuttosto incline a non esserci, a non partecipare. Il mondo facebook sembra fatto di tanti piccoli famosi, di tante celebrità perennemente in erba. Un mondo di nani senza umiltà.
Ho chiuso la mia pagina facebook perchè non voglio autopropagandarmi. Voglio piuttosto esprimermi, anche senza uditorio, ma voglio farlo al di fuori della righetta dello stato facebook, non voglio diramare notifiche su cosa ho scritto quando. Voglio una libertà che si chiama anche anonimato, indifferenza, disinteresse, solitudine. E quando si viene alla solitudine l'argomento si fa sottile, effettivamente facebook è un importante canale di comunicazione, e gli amici e i conoscenti sono un aspetto fondamentale delle mie giornate. Ma c'è una differenza tra l'intimità con l'amico e quella col guardone, tra l'essere irraggiungibili ed avere, e-mail e telefono. Eppure ora che sono senza facebook da poche ore già temo di essere escluso da qualcosa.
Quello che vorrei è trovare una quadra tra l'agire autonomo e l'essere autoreferenziale. Vorrei che ragioni e finalità interne, egocentriche, potessero essere condivise, in qualche modo pubbliche, accessibili, condivisibili, ma soprattutto visibili. Per me il blog prima di facebook ero lo spazio per spiegare a chi interessato qualcosa di me, e mentre lospiegavo capirmi meglio. Facebook permette di dire cose non interessanti a un pubblico non interessato.